Veleggiare e fare sub tra i relitti nei mari della Sardegna

Veleggiare e fare sub tra i relitti nei mari della Sardegna

Veleggiare lungo le coste della Sardegna non è proprio una disgrazia. Ma il mare di tutto il mondo si sa, puo’ lasciare senza parole e pure senza barca, per fortuna è molto raro, almeno dalle nostre parti. Senza nostalgia per le immagini dei fondali marini più belle: il mare della Sardegna è comunque coreografico e altrettanto ricco di sorprese, sopra, fuori e pure sott’acqua.

Sono più di sessanta i relitti incagliati nei fondali delle coste nord orientali dell’isola

per non parlare delle innumerevoli scuole subacquee che organizzano le gite sott’acqua. Padi, Fips, Ssi per citarne alcune, mentre ancora più numerosi sono i curiosi e gli appassionati che a differenza del Comandante Schettino a cui è andata male e del Comandante Smith a cui è andata molto peggio che al nostro connazionale, finiscono sott’acqua per libera scelta. Corrado Ibatici è uno degli istruttori sub insieme al fratello Stefano che racconta questo mondo sommerso  agli appassionati di tutto il mondo. «In queste zone, – dice Ibatici – dall’isola di Lavezzi a quella di Tavolara per intenderci, le attrattive sono innumerevoli. Tutta una serie di relitti, come l’Angelica, cargo greco di cinquanta metri affondato nel 1982 a largo di Punta Marmorata mentre trasportava zucchero e caffè, o i sommergibili insabbiati alla fine della seconda guerra mondiale poco sotto i quaranta metri di profondità nelle acque antistanti la costa nord‐orientale di Caprera, o i pesci, anche se ormai, nonostante i parchi alcuni spettacoli naturali sono da considerarsi pura fantascienza» Cioè? «Molti anni fa, nuvole di saraghi o banchi di ricciole e dentici erano all’ordine del giorno, oggi sono perlopiù ricordi» Qualcosa sarà pur rimasta? «Fortunatamente sì, ed è comunque tanto. In una secca di fronte all’isola di Lavezzi le cernie, stranamente indifferenti alla confusione vengono ancora a prendere il cibo dalle nostre mani».  Per ammirare il corallo, diventato ormai rarissimo, bisogna andare al grottino di San Francesco sempre a Caprera e per le scenografie più impressionanti ai Monaci dove è possibile scandagliare picchi di granito che <<sembrano cattedrali gotiche>>. Navigando su Internet si può constatare che i fondali sardi insieme a quelli del Mar Rosso, costituiscono ancora l’offerta preferita dai più importanti operatori turistici del mondo.  Ma come la vede un principiante al primo brevetto? Cosa si prova a sprofondare a trenta metri sott’acqua alla ricerca di un relitto, respirando aria compressa, dentro una muta di neoprene? «Il corpo in fondo al mare è veramente un’altra cosa, ricordo il mio primo relitto, nuotargli intorno e immaginarne il naufragio, poi vederlo lì… completamente ossidato e ricoperto di alghe e trasformato in un condominio gigante per gronchi, murene, insomma non è spiegabile ma è bello. Poi c’è l’assenza di peso, il silenzio, tutti stati che fuori dal mare è difficile sperimentare, per non parlare dei pesci, che spesso siamo abituati a vedere solo nei piatti, nel loro habitat recuperano punti».

C2015 Fabrizio Scardovi

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